Il poeta Mario Luzi vede Matera che “fitta nel suo sasso, eretta sulla roccia delle sue sacre caverne sboccia nel vento delle giovani speranze. Prego che quel fiore non sfiorisca”, e intuisce già il suo carattere di bellezza fragile e bisognosa di cure. Molti secoli prima, il geografo Al Idrisi così la descrive nella sua opera compilata per il re normanno Ruggero: “Quando a notte centinaia di lanterne si accendono nelle grotte, i meandri degradanti alla Gravina sono paragonati alla volta rovesciata del cielo stellato. Le sacre grotte dei sassi sono l’immagine dell’armonia cosmica”, dando voce all’esperienza commovente di chi non senza emozione si affaccia a uno dei balconi per ammirare lo stupefacente panorama dei Sassi.
Carlo Levi in “Cristo si è fermato a Eboli” nel 1945 riconosce che “chiunque visita Matera non può non restarne colpito, tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza”. Il suo capolavoroLucania ‘61, conservato a Palazzo Lanfranchi, sede del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna, rappresenta in occasione del Centenario dell’Unità d’Italia il mondo lucano nella sua dolente umanità, colta in scene di vicinato e di lavoro.
La vicenda dei Sassi è ben nota. Antichissime abitazioni scavate nella roccia calcarea, espressione di un mondo capace di un uso equilibrato e condiviso degli spazi e delle risorse, con le mutate condizioni dell’epoca moderna vengono additati come esempio di degrado sociale, abbandonati ed evacuati dagli anni ’50, a cui seguono decenni di abbandono e totale separazione dalla città e dai suoi abitanti. Al 1986 risale la prima legge mirata, che dà la possibilità a operatori pubblici e privati di ottenere un contributo agli oneri di restauro e che darà luogo a vasti interventi, per lo più con metodi invasivi e non idonei. La tenera roccia calcarea viene forata e consolidata con iniezioni di cemento, materiale poco affine che favorisce lesioni. Cunicoli e cisterne vengono riempiti di detriti e cemento, impedendo la circolazione dell’acqua e danneggiando i delicati ambienti ipogei. Negli interni vengono aggiunte architravi di cemento armato, all’esterno finestre e ballatoi, abradendo pesantemente i muri esterni, cancellando le patine del tempo ed esponendo agli agenti atmosferici le superfici lapidee. Queste vengono trattate con protettivi sintetici non traspiranti che causano macchie di umidità, sfarinamento, e distacchi, a cui si pone rimedio con tinteggiature coprenti tendenti al giallo o di altri colori. L’idea è di gestire i Sassi come un qualsiasi quartiere dismesso, riportando le abitazioni a uno standard accettabile e cancellando proprio quegli elementi fragili ma significativi che rendono unici i Sassi.
Il decisivo capovolgimento di immagine si realizza con l’iscrizione nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO (dicembre ‘93), primo sito del Sud d’Italia, l’unico basato su valori popolari di costruzione del paesaggio culturale, modello a livello sociale e ambientale. Progressivamente i metodi di intervento si affinano, dando luogo forse alla più importante esperienza di recupero urbano del Mediterraneo. Non va dimenticata la massiccia presenza delle Chiese rupestri, spesso decorate con pitture murali, oltre 150 nel territorio di Matera, di cui un centinaio nella Murgia, circa 50 nei Sassi e alcune nelle campagne circostanti. I restauri proseguono: nel 2016 si è concluso dopo più di dieci anni l’intervento sulla Cattedrale, nel corso del quale sono venute alla luce pitture murali di epoca medioevale ubicate sotto il pavimento della Cappella del Presepe; a settembre 2019 è stato presentato il restauro della cripta di San Giovanni in Monterone.
Dopo l’esperienza straordinaria e non priva di inconvenienti di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 sarà necessario offrire un raggio d’azione più ampio a chi cerca una fruizione “slow” di questa realtà unica, allargando il raggio d’azione, ad esempio ai siti neolitici e chiese rupestri del parco della Murgia. Intanto in ambito culturale e istituzionale si lavora per estendere i vantaggi dell’iscrizione alle Murge, alle Gravine e a tutto il territorio, facendo di Matera la Capitale mondiale del Rupestre, esempio di “buone pratiche” di recupero e valorizzazione dell’economia circolare, in linea con il programma con l’Agenda 2030 dell’Onu sulla sostenibilità.
Va citata come caso esemplare di fruizione “intelligente” – a cura della cooperativa Synchronos – la visita alla cripta del Peccato Originale nei dintorni di Matera, con splendidi affreschi risalenti all’VIII-IX secolo del Pittore dei Fiori di Matera. Il progetto conservativo avviato dal 2001 con l’Istituto Centrale del Restauro, ha elaborato condizioni di fruizione rispettose della fragilità del sito (massimo 25 persone alla volta) e oggetto di costante monitoraggio, per offrire un momento di contemplazione calma veramente indimenticabile.