Gaudì e la Sagrada Familia

Il 10 giugno 2026 a Barcellona ha avuto luogo un evento grandioso. In occasione del centenario della morte del suo progettista Anton Gaudí, è stata benedetta la torre di Gesù Cristo, la più alta di tutte, della Sagrada Familia, l’edificio religioso incompiuto oggetto di una prolungata ricostruzione. La messa solenne è stata presieduta da Papa Leone XIV e concelebrata da Cardinali, Vescovi e Presbiteri, con musicisti e cori provenienti da tutta la Catalogna, alla presenza dei Reali  di Spagna e delle autorità civili.

Gaudí dedicò in modo esclusivo alla Sagrada Família l’ultima fase della sua vita, risiedendo nel suo studio-laboratorio all’interno del cantiere. La basilica illustra con un ricco apparato simbolico i misteri della fede. Le tre facciate monumentali rappresentano la Natività (completata prima della morte di Gaudí), la Passione e la Gloria; all’interno vi sono cappelle che rappresentano sacramenti e virtù, all’esterno 18 torri, elementi di forte impatto visivo, a significare l’ascesa simbolica verso Dio, corrispondenti a 12 apostoli, 4 evangelisti, la Vergine Maria e Gesù Cristo. La prima torre completata, dedicata a san Barnaba, fu terminata nel 1926 ed è l’unica che Gaudí vide conclusa. In questo insieme, la scultura si inserisce come elemento costitutivo integrato nell’architettura. Dal punto di vista strutturale, Gaudí utilizzò paraboloidi nelle volte per dare slancio. Nella navata centrale, si ispirò agli alberi per creare un sistema di colonne ramificate che evoca una foresta di pietra. Altro elemento essenziale sono le vetrate, attraverso le quali la luce si fa materia architettonica e linguaggio simbolico.

La torre centrale di Gesù, con un’altezza di 172,5 metri, rende la Sagrada Família l’edificio più alto di Barcellona e la chiesa più alta del mondo. Nei primi mesi del 2026 sono stati collocati attorno all’elemento centrale i quattro bracci orizzontali della croce che costituirà il punto più alto dell’intero complesso. Gaudí aveva immaginato una croce capace di risplendere di giorno ed essere visibile di notte. È stata dunque realizzata in ceramica smaltata bianca e vetro, mentre di notte la croce diviene un faro che illumina il cielo secondo la citazione evangelica: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12).

All’interno della struttura sommitale della torre sarà collocata, la scultura dell’Agnus Dei, realizzata dall’artista bergamasco Andrea Mastrovito, che nelle intenzioni di Gaudí stesso doveva porsi come simbolo di luce. Si tratta di una scultura in vetro soffiato coperta da migliaia di schegge di vetro, inserita in una trama di raggi luminosi intrecciati, a evocare la dimensione salvifica e ascensionale.

Per questa grandiosa ricostruzione il progetto ha tratto spunto dalle indicazioni – invero piuttosto scarne – di Gaudí stesso nei  cosiddetti “Album del tempio”, che raccolgono le idee e i progetti originali. Peraltro, pochi anni dopo la sua morte, durante la guerra civile, gli anarchici, penetrati nel suo atelier, distrussero gran parte dei documenti e modelli in gesso originari. Per i materiali, si è cercato di seguire l’approccio di Gaudí, il cui stile progettuale traeva una ispirazione primaria dalla natura: “Il grande libro sempre aperto e che bisogna sforzarsi di leggere,  è quello della natura, gli altri libri derivano da questo…”. Egli prediligeva l’espressività dei materiali tipici delle tecniche artigianali, come la pietra naturale, il mattone, il legno, il metallo (in particolare il ferro battuto), il vetro e la ceramica. Le Corbusier lo definì “Plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro”. Le colonne sono costruite con diversi tipi di pietre, calcare, granito, basalto e porfido. Molti elementi visibili  sono decorati da mosaici trencadís di ceramica e vetro policromo. Gaudí fu anche uno dei primi architetti a utilizzare il cemento armato in modo significativo.

Questo gigantesco cantiere che si protrae da decenni divide cittadini ed esperti a causa  dell’impossibilità di ricostruire il progetto originario di Gaudi e dell’enorme budget speso, frutto di donazioni private e del ricavato dei biglietti, circa 4 milioni di visitatori l’anno per quello che è ormai il monumento più visitato della Spagna (più del Prado di Madrid e di ogni altro museo!). Insomma, una “cattedrale del turismo globale”, che fa pensare ai cantieri delle cattedrali medioevali,dove però le donazioni erano il frutto di una partecipazione comunitaria locale (e non dell’acquisto di un biglietto di ingresso…). Inoltre, queste fabbriche antiche, fin troppo  imponenti per le risorse disponibili, venivano spesso interrotte, aprendo a quella “poetica dell’incompiuto” in cui possiamo specchiare molto del nostro vissuto personale e sociale. Destino a cui sarà certamente sottratta la Sagrada Familia  per la quale si prevede il completamento definitivo entro pochi anni. L’edificio che Gaudí aveva pensato in chiave devozionale e liturgica – ossia funzionale alla preghiera e alla liturgia – è pensato oggi funzionalmente al turismo, facendoci interrogare sul ruolo e il significato delle chiese, e specialmente delle cattedrali, nel tempo dell’overtourism.

Anton Gaudí (Reus, 25 giugno 1852 – Barcellona, 10 giugno 1926), massimo esponente dell’architettura modernista catalana, nacque nella provincia di Tarragona e si diplomò nel 1878 alla Scuola Superiore di Architettura di Barcellona. Lo stesso anno all’ Esposizione Universale di Parigi incontrò l’industriale catalano Eusebi Güell, che divenne il suo più importante mecenate. Nel 1883 ottenne la direzione dei lavori del Tempio Espiatorio della Sagrada Familia, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita in una solitudine quasi da eremita, che assorbì le sue energie fino alla sua morte. Il 7 giugno del 1926 fu investito da un tram e, scambiato per un mendicante, condotto all’ospizio per poveri Ospedale della Santa Croce. Poi riconosciuto, morì il 10 giugno. Al suo funerale parteciparono migliaia di persone. È sepolto nella cripta della Sagrada Familia. Le sue opere, inserite nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO nel 1984, lasciano trasparire una fede profonda e un peculiare misticismo. Significativa è anche la sua appartenenza al movimento indipendentista catalano, che ha opposto al rigido centralismo, anche a livello urbanistico, imposto da Madrid, un approccio fatto di linee oblique e uno stile architettonico più libero. In tempi recenti è stata proposta la sua beatificazione e canonizzazione, promossa da un comitato di 30 ecclesiastici, accademici, designer e architetti. L’arcivescovo di Barcellona, cardinale Ricardo María Carles Gordó, lo ha definito “un laico mistico”. E’ stato proclamato venerabile ad Aprile 2025.